⬩ La nostra storia
Bottega d'Arte di Folco
Passeggiando per le vie di Sora, la Bottega d'Arte di Folco passa quasi inosservata. Nulla, all'esterno, lascia intuire ciò che accade all'interno. Varcata la soglia, lo spazio cambia registro: mensole cariche di dettagli scultorei, modelli di cornici e lacunari, disegni sovrapposti ai libri d'arte aperti accanto agli attrezzi. Bozzetti, prove, frammenti, varianti. È un luogo dove progetto ed esecuzione convivono senza soluzione di continuità.
Maria Polsinelli, 1972
I macchinari sono pochi. La differenza la fanno le mani. Mani che modellano, incidono, dorano, assemblano. Mani che discutono, correggono, migliorano. La Bottega d'Arte Di Folco è una realtà familiare: Vladimiro, sua moglie Giovanna, i figli Giulia e Flavio. Da questo laboratorio, radicato in una piccola città, prendono forma progetti che dialogano con contesti nazionali e internazionali, mantenendo intatto un principio semplice: l'unicità non si improvvisa, si costruisce giorno per giorno.
Testa di giovane donna, 1967
Tutto è nato da un \"cortocircuito\". Vladimiro Di Folco ha sei anni e vive a Cassino, in un'Italia che sta ancora ricostruendo se stessa. L'Abbazia di Montecassino, distrutta dalla guerra, rinasce lentamente. Salendo lungo i tornanti che portano in cima, la prospettiva cambia a ogni curva; la luce modifica i colori della pietra, i marmi policromi dialogano con stucchi e dorature ancora in lavorazione. In quell'incontro c'è una scoperta silenziosa: la bellezza non è un'astrazione, è un lavoro e si può costruire.
La mia Dafne, 1978
A casa, il lavoro ha un suono preciso: quello degli attrezzi sul banco. Il padre di Vladimiro, armaiolo esperto, disegna e realizza a mano, con una precisione che non ammette approssimazioni. Crescere accanto a quel banco significa imparare che la materia va capita prima ancora che modellata. È qui che si forma il primo nucleo della futura Bottega d'Arte: disciplina, rispetto, continuità del gesto.
Ritratto di \"Speranza\" con beccaccia, 1988
L'atelier dello zio Alfonso Romanelli, ebanista e scultore con esperienza parigina, amplia quello sguardo. Il laboratorio diventa luogo di visione oltre che di mestiere. Tecnica e immaginazione non si escludono: si sostengono. Con il professor Paolo Bucci arrivano gli stucchi, la pittura, il senso della composizione. La mano acquisisce linguaggio.
Mano dell'artista, 1980
Gli anni di studio consolidano questo doppio registro. Il liceo fornisce metodo e rigore; l'Accademia di Belle Arti di Roma amplia l'orizzonte culturale. New York introduce un confronto diretto con la scena internazionale. Ma è Parigi, dal 1978, a segnare una svolta profonda. Qui Vladimiro incontra il mercato, la fatica quotidiana, la necessità di misurarsi con contesti diversi. E soprattutto incontra il restauro come pensiero: intervenire significa restituire unità, non imporsi. Significa dialogare con ciò che esiste, completarlo con coerenza.
Bottega d'Arte di Folco
Quando rientra in Italia, l'esperienza non resta individuale e si struttura. La Bottega prende forma come realtà capace di progettare ed eseguire senza soluzione di continuità. Ambienti, negozi, decorazioni vengono pensati come sistemi unitari, dove l'idea nasce già con la consapevolezza della sua costruzione. Il \"classico\" diventa il filo conduttore: non stile da replicare, ma metodo fondato su proporzione, equilibrio, misura.
Bottega d'Arte di Folco
Con il tempo, l'interesse si concentra su ciò che definisce davvero uno spazio: il soffitto e le pareti. Non semplici superfici, ma elementi che organizzano lo sguardo e stabiliscono gerarchie. Ogni progetto nasce dall'ascolto del luogo, dallo studio delle proporzioni, dalla capacità di prevedere l'effetto finale prima ancora di realizzarlo. L'artigianalità si integra con una visione architettonica compiuta.
Bottega d'Arte di Folco
Oggi la Bottega d'Arte Di Folco è una realtà familiare strutturata. Accanto a Vladimiro lavorano Giulia e Flavio, competenze diverse e complementari. Alla manualità si affiancano strumenti di progettazione contemporanei; alla tradizione si unisce la capacità di operare in contesti internazionali. Da una piccola città del Lazio, la bottega si muove tra Italia, Francia e oltre, portando con sé un metodo preciso: unire ideazione e realizzazione in un unico processo coerente.
La storia di Vladimiro è la colonna portante, ma è nella dimensione corale che la bottega trova oggi la sua identità. Non semplice decorazione, non semplice restauro: progettazione integrale dello spazio, costruita su cultura, tecnica e responsabilità esecutiva.
Questo è il tratto distintivo della Bottega d'Arte Di Folco: trasformare memoria e materia in architettura viva, con la consapevolezza che la bellezza, ancora oggi, si costruisce.